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In campeggio con il lupo, tra le montagne della Val Seriana - Wolf on the road

I  giorno

La sveglia questa volta suona con calma e ci toglie dal torpore sudato di questi giorni. È già tutto pronto, gli zaini carichi e gonfi che promettono gambe distrutte,   le scarpe da trekking, le acque ghiacciate, manca solo la colazione e una scappata veloce in Decathlon – dato che sono furba e ho sbagliato a prendere la bombola di gas per il fornellino. Riusciamo comunque a trovare traffico anche alle 10 del mattino e una volta fuori dall’A4 a Bergamo, appena presa la superstrada in direzione Val Seriana – Clusone siamo fermi in coda. Ma fermi, fermi… tant’è che in due ore arriviamo solo poco prima di Ponte Nossa. Fortunatamente, vista la giornata limpida, il caldo al punto giusto e l’ora tarda, parcheggiamo sulla strada e ci fermiamo a pranzo lungo il Serio, è bastato uno sguardo per decidere “chissene frega del piano, ma vuoi mettere pucciare i piedi nel fiume?”. E così facciamo con somma gioia di

Ah sì, ora sì che funziona… in macchina c’era una temperatura indecente, ma qui, a mollo nel fiume, correndo e saltando da un sasso all’altro, inseguendo strane cose volanti dai mille colori… sì, questa è vita.

Ci godiamo all’ombra il primo pranzo in pieno New Zealand’s style (ebbene sì, per un mese, in viaggio di nozze abbiamo vissuto di scatolette, piadine indecenti e salse Alfredo che d’Italia avevano nulla). Chiaramente è rilassante fino a un certo punto, i piedi in ammollo si trasformano presto in tocchi di ghiaccio e Loki approfitta di questo impasse per rubare i miei calzini. Lo vediamo sfrecciare verso  il fiume con quella coda dritta e il passo fiero che significano solo “furto in atto”;   ma il karma è dietro l’angolo e una volta recuperato il calzino, stanco dal malfatto   si sdraia… su un formicaio!

Maledette, maledette, maledette formiche! Ero pieno, mi sono dovuto sfregare per terra, buttare in acqua e far aiutare dai due umani per togliermele di dosso! E fino a sera non ero sicuro di averle scrollate via tutte!

Finito di pranzare e di ridere delle disavventure canine, riprendiamo la strada verso Valcanale e il nostro fine settimana wild, seguiamo per Clusone e poi per Ardesio, passata la quale teniamo la sinistra prima del ponte che porta a Gromo e iniziamo  a salire fino alla fine della valle. Lasciamo alle nostre spalle il laghetto artificiale con il suo nuovo baretto, i bambini che inseguono i girini e i nonni che li guardano sonnecchiando all’ombra. Con un’impagabile botta di fortuna troviamo parcheggio all’inizio dei sentieri, d’altronde chi parte alle 15? Programma della giornata: giro   ad anello delle vecchie piste da sci (Alpe Corte – Baita del Gan – Baita Bassa Alpe Piazza, 220-218 CAI). Ci mettiamo in marcia, l’inizio è con un salita ragionevole, alcuni falsi piani, ma entrambi sappiamo che il vero delirio sarà più avanti, quando lasciato il sentiero per l’Alpe Corte si tiene la sinistra e passata una meravigliosa pozza dalle acque cristalline, si inizia davvero a salire. E si continua per un tratto in cui ogni volta penso che abbandonare lì un polmone sia la scelta più saggia, è il tratto che porta al lago Branchino e al rispettivo passo. Ma non questa volta, questa volta ci fermiamo prima, giriamo verso i pascoli e seguiamo il 218 per le baite. Quasi tutto il sentiero è all’ombra e con due o tre punti in cui fare rifornimento d’acqua (senza essere troppo schizzinosi).

NB: ricordarsi di non andare mai più in passeggiata, al pomeriggio, con il sole e dopo un pranzo a base di formaggio e salame.

Le montagne sì, le montagne mi piacciono, posso correre nei boschi, seguire tracce, tenere d’occhio i miei umani mentre mi tuffo nei torrenti o mi lancio in  mezzo ai prati… okay, ci fossero qui un paio di amici sarebbe perfetto, ma mi piace anche così…

Iniziamo la discesa con Japo che non regge l’emozione del ghiaione e scivola rovinosamente a terra, stoico si rialza come niente fosse e riprende il cammino con una coordinazione simile a quella di Loki a 3 mesi e proprio Loki ci distrae di lì a qualche minuto con la sua prima parentesi da cacciatore primitivo. A qualche decina di metri da dove avremmo piazzato la tenda, con la coda dell’occhio avevo visto qualcosa – probabile capriolo – fuggire nei boschi più a valle e mica quel cazzone decide, una volta annusata la traccia, di inseguirla? Fortunatamente abbiamo iniziato a correre dalla parte opposta chiamandolo e per stavolta  ha deciso di seguire noi!

Ora, a mia discolpa, era una traccia ESTREMAMENTE interessante, molto, moltissimo, l’avreste seguita anche voi se l’aveste sentita… solo che gli umani si sono messi a correre come pazzi dall’altra parte, gesticolando e urlando, così mi sono fermato e sono andato a vedere che problemi avessero!

Chiusa questa breve parentesi pseudo venatoria, ritroviamo la nostra radura, che riconosciamo a stento dopo una leggendaria Pasquetta di qualche anno addietro. Troviamo un angolo che ci ispira, accanto a un rodato braciere in pietra e quando il campo è finalmente pronto ci rilassiamo con una rinfrescante pausa al fiume lì vicino. La passeggiata in tutto ci ha preso circa cinque-sei ore ed è decisamente piacevole l’acqua fresca e pulita addosso. È troppo presto per metterci a cucinare, così affrontiamo un altro esperimento della giornata: Loki e il Frisbee.

Cosa non hanno inventato questi umani!!?!?!??! Un coso rosso di gomma che vola!!! Riesco a prenderlo dopo un paio di volte che lo fanno volare e… col cavolo che ve lo restituisco!!! Devo studiarlo, assaggiarlo, provare a nasconderlo in una buca nel bosco, riprenderlo. Vi faccio vedere che ce l’ho io, che è al sicuro, ma non posso proprio ridarvelo, mi piace troppo!

È uno sport che non possiamo decisamente praticare con il quadrupede. Rinunciamo a recuperare il frisbee e mettiamo su una cena gourmet: risotto ai funghi liofilizzato, Pringles e vino rosso. Diciamo che apprezziamo il tentativo del risotto di trasformarsi nel quarto stadio della materia e del vino di imitare i colleghi di qualità facendo finta di essere bevibile. Siamo stanchi stravolti, andremmo a dormire subito, ma il fresco silenzio del bosco ci convince ad aspettare di vedere   le stelle. Fortunatamente ci siamo lasciati persuadere; appena il sole scende, lasciando la penombra rossastra del tramonto come unica luce, il sottobosco si riempie di lucciole-fate e il bosco diventa magico così pieno di luci fluttuanti.

Le stelle fanno infine la loro apparizione, ma non sono le uniche; Japo mi mette in allerta, ha notato Loki in punta. Riesco a prenderlo e tenerlo con noi, non abbiamo idea di cosa abbia attratto così la sua attenzione, anche se prima che tramontasse il sole avevamo intercettato un altro cervo.

Abbiamo solo tre certezze:

  • Siamo campioni di autosuggestione (bene non benissimo),
  • Mai avremmo campeggiato così senza cane,
  • Loki va decisamente legato durante la

E così facciamo. E la notte passa senza fughe, tende divelte o agguati notturni. Non è stata rilassante, ma almeno abbiamo testato che Loki è gestibile e che noi non abbiamo perso il tocco da campeggiatori wild.

Non avete idea di quante cose si muovano di notte nei boschi, decisamente più che di giorno! Topini di montagna, caprioli, cervi… ragni grandi come Mou, uccelli notturni che fanno strani versi… un intero mondo da scoprire, da legato… va beh, gli umani e loro fissazioni sulla sicurezza e l’anti-fuga. Sarei andato solo ad annusare in giro, poi tornavo… ma vai a spiegarglielo!

II  giorno

Teoricamente il telefono avrebbe dovuto svegliarci alle 7, in pratica…

Mi sembrava giusto svegliarli, la luce dell’alba si stava già facendo avanti da un po’, gli uccelli cantavano a più non posso, le creature notturne erano già andate a dormire da un pezzo, mancavano solo gli umani!

Le 5… le 5 e una manciata di minuti. Ormai rassegnati al fatto che il peloso avesse deciso per noi usciamo dalla tenda per scoprire una montagna che non avevamo mai visto, una strana quiete sospesa aleggia a quest’ora quando la vita notturna rientra e quella diurna si accorge che un altro giorno è in arrivo. Tra il ronzare degli insetti che ricominciano il loro via vai, gli uccellini che manco in una riunione condominiale e la luce che illumina le cime, ci mettiamo a preparare la colazione con pancake, marmellata e cappuccio-tè. Si riordina tutto e poi via, oggi abbiamo un grande evento sociale a cui partecipare – per la gioia dell’orso-Japo – a Parre si radunano i CLC (Cane Lupo Cecoslovacco) grazie a un’iniziativa di Wolf Tour Eventi in collaborazione con “Festa e Sapori” della Pro Loco.

Raggiungiamo l’auto e il ritrovo in circa una mezzora abbondante e prima di incontrare il nuovo branco allargato, i due ragazzi fanno un pisolo. Sono circa una trentina i cugini di Loki che conosciamo oggi e con i quali faremo una breve escursione verso la chiesetta di Sant’Antonio ed è un branco interessante e variegato.

Allora… io così tanti cugini non li ho mai visti e di ogni tipo! Dai cuccioli cuccioli  che mi stancavo solo a vederli (anche se i miei umani non smettono di ricordarmi che fino a qualche settimana fa ero esattamente identico a loro), ai maschi alpha abbastanza antipatici e ringhiosi, alle ragazze affascinanti… e a una mamma che ha messo in riga anche me insieme ai suoi cuccioli – che tipa. È stato strano entrare in questo gruppo, è come se tutti i rapporti fossero già chiari alla prima annusata… mi ero sentito così solo a Grazzano (link), quando avevo incontrato per la prima volta altri cugini! Eh, mi sono fatto un amico della valle che spero di rivedere presto: Balto! Anche i suoi umani sono niente male!

La passeggiata si inerpica e non potendo lasciare libero il cucciolo, me la faccio praticamente correndo, ma mi consola non essere l’unica alle prese con un lupetto da slitta! Il sentiero si fa sentire, tanto che a un certo punto qualcuno inizia a disertare preferendo aspettare la pausa pranzo direttamente alla saga, giù in paese. La salita, alla fine, passa nonostante il caldo tra chiacchiere, consigli, confronti e conferme.

Tu pensa! Alla fine si scopre che siamo tutti uguali, tutto un po’ rustici, tutti che amiamo mordicchiare per dire “ti voglio bene”, tutti abili falegnami, demolitori e degustatori di ossa e bistecche, amanti dell’acqua (anche se qui non proprio tutti allo stesso livello), giocherelloni all’inverosimile e attori provetti. 

Arrivati alla chiesetta per i superstiti è stato allestito un invitante e provvidenziale rinfresco, con bibite, frutta, pizzette e salumi che ci godiamo mentre i quadrupedi giocano in vasche piene d’acqua. Dopo qualche minuto (troppi in realtà se pensati sotto il sole di mezzogiorno) si inizia la discesa che non è piacevole come la salita, perchè tutta sull’asfalto e con Loki che impazziva per trovare l’ombra e che ci ha trascinato a valle per tutto il tempo, arriviamo in paese con gambe, piedi e braccia distrutte. A Parre, dove nel mentre si sono allestiti i banchi con gli antichi mestieri e gente in costume colora le vie del cento, giungiamo in circa un’ora e parecchio provati, staccati ormai da parte del gruppo e ci spiace non riuscire né a salutare e ringraziare, né a pranzare in loro compagnia con Scarpinocc&C., ma purtroppo per noi si è fatto tardi,  nel  pomeriggio infatti abbiamo un compleanno imperdibile. Così cotti a puntino corriamo verso Milano.