Warning: Creating default object from empty value in /web/htdocs/www.wolfontheroad.com/home/wp-content/themes/salient/nectar/redux-framework/ReduxCore/inc/class.redux_filesystem.php on line 29
Monte Palanzone, ritentar non nuoce! - Wolf on the road

Il Palanzone o Palanzolo è una cima delle Prealpi lombarde alta 1436 metri, collocata nel Triangolo Lariano, ne è la seconda cima per altezza, venendo superata solo dal Monte San Primo. Dalla cima si gode di ampio panorama sul lago di Como e sulla pianuta padana.

Questo è ciò che dice Wikipedia, in realtà per noi è stata una doppia avventura, è stato infatti il primo tentativo di passeggiata in montagna con Loki al seguito, a fine dicembre, tuttavia nonostante l’entusiasmo iniziale e la certezza che fosse sulla carta una bellissima passeggiata, non è andata per nulla secondo i piani. L’intero gruppo ha perso infatti, il sentiero principale finendo su un tracciato per nulla segnato, in mezzo ai ricci di castagno, con alberi che intralciavano il passaggio e dopo svariati tentativi la montagna ha segnato il punto decisivo e noi si è tornati sui nostri passi!

Ho amato subito la montagna! E soprattutto andarci con la mia prima amica canina, Kyra – il Labrador nero – e Nala, una cagnolina con un bel caratterino! Peccato che ero davvero piccolo per apprezzare completamente la passeggiata… soprattutto perchè c’erano pezzi un po’ difficili e a un certo punto le zampe mi pungevano tantissimo e la mia umana ha dovuto prendermi in braccio perchè non riuscivo a camminare. Correndo su è giù, mi sono stancato come mai prima d’ora… ma mentre dormivo al ristorante, accanto a Kyra, sognavo ancora di correre nei boschi.

Il Palanzone è però rimasto tra le mete da raggiungere per forza, così, armati di santa pazienza, pranzo al sacco e l’esperienza passata, riproviamo a maggio. Si parcheggia verso il Ristorante Pizzeria Chalet (Viale Campo, Località Pian delle Noci, 55, Caglio, CO), si prosegue a piedi verso il Jungle Raider Park Xtreme, dopo di che se segue un sentiero che inizialmente appare come una carrabile sterrata, attraversa un paio di torrenti.

Adoro, adoro, adoro buttarmi nell’acqua. Mi piace da impazzire se ogni volta c’è Kyra che starebbe a mollo tutto il giorno, cosa potrei chiedere di più?

Si prosegue seguendo sempre le indicazioni Palanzone – Rifugio Riella. E voi vi chiederete come abbiamo fatto a perderci la prima volta? Bene, eccovi spiegato… al primo vero bivio nessun dubbio, a sinistra continuava ampia la strada pseudo- carrabile che porta verso Caslino, a destra un sentiero che sembra più  “montanaro” e punta al Riella. Perfetto, peccato che questo sentiero, passato da poco un bivacco per greggi in pietra che vi trovate sulla destra – circa una quarantina di minuti dopo l’inizio vero della salita – a dicembre sembrava proseguire sulla sinistra. Qui state bene attenti alle segnalazioni sugli alberi! Il sentiero prosegue salendo, ma tenendo la destra. E continuerà a salire con tratti anche abbastanza ripidi per la gioia di tutti coloro, come la zia Bene, che soffrono di vertigini, per fortuna c’era Loki a consolarla. I tratti ripidi, quel giorno,. li abbiamo accusati, essendo fuori forma e con un clima invernale in pieno maggio – con tanto di depositi di grandine con palline di ghiaccio perfette per cocktail estivi – e temperature incredibilmente basse.

Stavo benissimo! Uno sprazzo d’inverno mi ha regalato l’emozione dell’ultima corsa nella neve – o grandine che fosse – mi sono goduto ogni secondo, facendo su e giù come se dal giorno dopo dovesse sparire per sempre!

Continuiamo a salire immersi nelle nuvole e dobbiamo approfittare degli sprazzi di cielo azzurro per ammirare il paesaggio che ci circonda. Arriviamo al bivio che  porta al Rifugio, ma noi puntiamo alla cima del monte e armati come siamo di panini, teniamo ancora una volta la destra e ci inerpichiamo su verso la cima. L’ultimo pezzo è tosto per chi, come noi, non ha gambe – e fiato. Ci arriviamo però, ovviamente ognuno con il suo passo e ovviamente dopo i due quadrupedi! Appena riprendiamo fiato ci accorgiamo subito che non si vede nulla, siamo immersi in una nuvola e a confermarlo umidità e freddo di accolgono. Mai mangiato un pranzo al sacco così veloce, tutti infreddoliti non vediamo l’ora di un caldo ristoro. Non conoscendo il sentiero speriamo di trovare un rifugio anche scendendo, ma non è così. Proseguiamo il nostro giro ad anello prendendo la direzione per Caglio e scendiamo attraversando faggeti incredibili.

Correre nei boschi è qualcosa che mi fa sentire a casa, non perdo mai di vista il mio branco, corro avanti e indietro a controllare che tutti gli umani ci sono, ma quando sento un odore nuovo o un rumore interessante, non posso fare a meno di esplorare… oggi per esempio ho conosciuto per la prima volta delle pecore. Eravamo già arrivati in vista delle prime case di Caglio, quando in un piccolo prato recintato ecco una mamma pecora con il piccolo agnellino nero. Mamma pecora non era molto tranquilla ad avermi lì accanto – non so perchè – mentre io e il suo piccolo abbiamo iniziato a correre su e giù. Avrei tanto voluto giocare con lui, ma gli umani avevano altre priorità.

Seguendo il sentiero sbuchiamo poi in mezzo alle case e con l’aiuto di Maps (sì, assolutamente non saprei dirvi dove eravamo davvero) puntiamo a recuperare le macchina – e una cioccolata calda – il prima possibile, peccato che non arriviamo in tempo per evitare l’acquazzone che ci minaccia dal mattino. Mancavano giusto 5 minuti al Ristorante Chalet quando le prime gocce da mezzo litro l’una iniziano a cadere.

Però godersi una bella pausa calda e ristoratrice con fuori il diluvio universale ha il suo fascino. Certamente dovremo tornarci con una giornata diversa per ammirare davvero il panorama che può offrire.