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Palanzone OneWay - Wolf on the road

Un grande classico non tramonta mai

Ricominciamo la stagione con un grande classico, ma completamente rivisitato. Partiamo da Caglio (CO), quando arrivate in paese, puntate al cimitero e una volta svoltato a destra seguendo le indicazioni, troverete subito parcheggio (nel fine settimana di alta stagione potrebbe non esserci posto, in tal caso tornate indietro sulla via principale). 

Lasciata la macchina e salutato il branco di oggi, un rapido check all’attrezzatura e cerchiamo l’inizio del sentiero tra due chiacchiere dato che per ora abbiamo ancora fiato, ci presentiamo a una nuova e piacevolissima conoscenza e osserviamo attentamente Loki e Utah.

Dunque, chi è Utah? Utah è la mia insegnante, la super pastore australiano che mi ha aiutato a crescere (anche grazie ai consigli che la sua umana dava alla mia). Ha una pazienza incredibile e mi rimette subito a posto se esagero… l’ultima volta che ci siamo visti ero stato un po’ troppo entusiasta (o buzzurro come dice l’umana) e avevo avuto l’impressione di averla infastidita, così oggi sono stato buono, buono… o almeno credo, ci ho provato, ecco…

Allievo e Meastra in esplorazione

Proseguite sulla strada in salita finché, tenendo la sinistra, questa non si inoltra nei boschi, da lì si sale in un continuo e affascinante inseguirsi di paesaggi. La giornata di oggi si contraddistingue per tre argomenti principali: l’innata passione per gli svariati immensi funghi lungo il percorso, in particolare da parte della nuova Zia, per gli amici Daffy; dai racconti inventati della Patty e dal “su che poi non c’è cibo al rifugio” dell’educatrice di Loki, Benny. 

Amanita Muscaria… da evitare, a meno di risotti a ospiti poco graditi!

Il primo tratto del sentiero segue la mulattiera carrabile per circa una mezzora abbondante, con curve di ampio respiro, una lieve e costante salita in un noccioleto che regala spazio a felci e crocus di tanto in tanto, con l’apparizione saltuaria dei castagni, soprattutto più a valle. Il profumo del bosco è inconfondibile e grazie alle piogge di questi giorni i tanti amati funghi danno quel tocco in più. Si sale e il paesaggio cambia, così quando troverete sulla sinistra l’inizio del sentiero vero e proprio segnato dal classico segnalatore bianco e rosso vi accorgerete che gli alberi sono diventati più bassi, dalle foglie più ampie e più verdi; da lì si passa ai faggi e tra salite interessanti e falsopiani in cui riprendere fiato, ci si inoltra nel bosco.

la soddisfazione di essere nei boschi

Ora ditemi cosa c’è di meglio? Nulla… e sapete cos’è stata l’unica cosa a distrarmi dal mio andirivieni nel sottobosco? Convincere Utah a venire con me a esplorarne ogni angolo… Bene, sappiate che – a volte – sono riuscito a convincerla! 

Dopo quasi un’ora di bosco e ombra arriviamo al punto più emozionante dell’intera passeggiata, gli alberi diradano, l’aria si fa più leggera, più fresca; la luce aumenta e davanti a noi lo spettacolo di una vista mozzafiato, dal lago di Segrino, a Como, alle altre due cime di Lariano, ai Corni e in lontananza le Grigne e il Resegone. La giornata ci grazia, qualche nuvola, ma non abbastanza da rovinare la vista, ma anzi, la rendono ancora più emozionante, e finalmente confermiamo che è eccezionale.

ecco, ora vi spiego bene cosa state vedendo… a no, meglio correre via!

Seguiamo sulla via ormai aerea, con pochi alberi a impedire la vista delle valli ai nostri piedi, e arriviamo alla bocchetta (c’è una piccola pozza d’acqua subito oltre, se siete canino-dotati, ricordatevene, Loki lo ha fatto). 

Non si resiste… poi con del fango come quello… ho oltrepassato il gruppo di ciclisti sulla cima, ho controllato che tutto il branco al completo fosse arrivato e poi via nell’acqua!!! Ricordo di aver sentito l’umana urlarmi contro qualcosa, ma non ci ho fatto caso… 

Dalla bocchetta incrocerete un’ampio sentiero, prendete la sinistra e seguitelo tutto in costa fino a tornare nei boschi. La nostra prima tappa, visto l’ora e l’insistenza degli stomaci, è il rifugio Riella e la sua polenta concia e li si raggiunge con un’altra oretta scarsa dalla bocchetta. Ad accogliervi al rifugio il gestore, un omone immenso e simpatico; il menù è semplice – da montagna – e vale decisamente la pena assaggiare i dolci fatti in casa. Se non volete approfittare della cucina del rifugio, all’esterno vi sono tavoli e panche che fanno al caso vostro; ricordatevi che nei fine settimana, soprattutto in alta stagione è decisamente affollato e non accetta prenotazioni. 

That’s amore!

Una volta che la polenta ha calmato la nostra fame, cosa fare se non raggiungere la cima? E come, se non per la direttissima? Ora, se doveste arrivare presto, magari lasciate sedimentare per più tempo il pranzo prima di arrivare in cima. La parola “direttissima” che troverete sul cartello poco dopo il rifugio e che vi indica una zona alquanto vaga in mezzo alle radici meravigliose dei larici, dove dovreste trovare il sentiero, non è messa a caso. Il sentiero fino alla croce della vetta tira e tira davvero, tant’è che di tanto in tanto qualcuno usa il lupetto come traino allenta fatica.

Mi fa piacere aiutare i quadrupedi, effettivamente le mie “quattro ruote motrici” come le chiama l’umana mi sembrano meglio delle loro due, anche se un po’ gli invidio gli scarponi!

I teorici 10 minuti per arrivare alla cima si trasformano in 15-20 tra una foto in posa, un “wooow, che figata di posto è questo” e una pausa prendi-fiato. La cima è presto riconoscibile grazie alla sua piramide con croce e da lì, la magia della vetta, quando guardi davanti a te e tutto il resto è in basso. Non serve a molto descriverlo, serve invece garantirvi che ne vale assolutamente la pena! Dopo una breve pausa riprendiamo la via del ritorno (usciti dal cancelletto della croce, tenete la sinistra e seguite il sentiero che vi porterà su quello percorso per andare al rifugio). Questo tratto è incredibile, tutto in costa, con una vista pazzesca su entrambi i lati, unico accorgimento, non andate con scarpe lisce, soprattutto se bagnato può essere molto scivoloso; se riuscite scendente camminando sulle zolle d’erba o aiutandovi con le bacchette – o il vecchio caro bastone. 

Dopo aver ripreso fiato…

Correre tra l’erba alta sulla cima di una montagna credo sia ciò che amo di più al mondo, forse più di nuotare, più delle coccole, più di un osso… no, forse non più di un osso… ma mi piacerebbe correre in cima a una montagna con un osso, così non dovrei scegliere! PS: sto facendo impazzire Utah perchè continuo ad andare avanti e indietro a controllare tutti e vedo che se lo faccio io, viene anche lei… ma non mi sembra avere molta voglia!

La discesa riprende il sentiero dell’andata, anche se comunque non è mai lo stesso, va via più veloce, sospinto anche dalla minaccia di qualche silente gocce di pioggia, le rondini volano basso, gli uccellini non cantano e sentiamo il silenzio che precede un temporale. Tra Loki che viene preso da un momento di mastro Geppetto e si porta a valle una manciata di bastoni,

Ho anche chiesto più volte a Utah di aiutarmi, ma nulla… non capisco, erano bellissimi! 

I passi si fanno più svelti e ben presto arriviamo alla mulattiera; passata una manciata di minuti, su suggerimento del lupetto prendiamo qualche scorciatoia e arriviamo all’inizio del sentiero. Se riuscite a identificarli imboccateli anche voi, sono sentieri che tagliano le curve della mulattiera passando nella pineta; sono decisamente più belli, oltre che più comodi dato che, a detta della Benny “camminare sugli aghi di pino è gommoso”, quindi non perdetevelo.  

Traendo le somme: la passeggiata è alla portata di tutti, considerate però che alcuni punti sono in netta salita e il terreno è scivoloso quindi meglio avere comunque dell’abbigliamento tecnico (soprattutto le scarpe). Se non avete fretta e volete godervi ogni secondo della passeggiata al vostro passo, portatevi un pranzo al sacco (anche se vi consiglio almeno di fermarvi per le torte). Nei fine settimana di alta stagione è consigliabile calcolare di rimettersi in macchina per le 16 circa in modo da evitare il traffico lungo i laghi. Per l’intera passeggiata, inclusa la pausa in rifugio di un’oretta abbondante e tutte le pause funghi-fiori-foto, abbiamo impiegato 5 ore e mezza.